Un re saggio

Un re saggio scoprì che, il suo primo ministro, aveva commesso un grave reato , nei confronti della sua nazione. Fu costretto, nonostante la stima che aveva per lui, a condannarlo a morte, secondo le leggi vigenti. Pur dovendolo condannare a morte, volle dare una estrema possibilità  di salvezza, all'uomo. Da un lato di una stanza, fu messo un fucile carico, dall'altro, una porta dipinta di nero. Davanti alla propria corte, il re disse al ministro che poteva scegliere tra il fucile, che significava la sua esecuzione sicura, e l'opzione della porta nera, che neppure il reale stesso aveva mai aperto, ignorandone, quindi, che cosa nascondesse.
IL ministro non poteva, quindi, sapere cosa celasse la porta nera.
Esitò a lungo, prima di prendere una decisione, ed alla fine scelse il fucile, decretando così, la propria condanna.
La regina, incuriosita, volle successivamente chiedere al re, cosa nascondesse realmente, quella porta.
Il re, in realtà , sapeva cosa si nascondesse, dietro. La porta immetteva sulla strada del paese, quindi, si apriva sul modo circostante, verso la libertà .

 

Non conosco l'origine di questa storia. Non ho fatto ricerche su questo, ho soltanto afferrato la trama essenziale del breve racconto, letto su un sito internet di aforismi e racconti.

Mi è sembrato un racconto molto bello, per l'essenzialità  del messaggio che trasmette.

Una situazione paradossale, estrema, è quella rappresentata.

Una condanna a morte sicura, quindi la peggiore pena auspicabile, si contrappone all'altra possibile scelta, che rappresenta l'ignoto. Ci può essere tutto o niente. Vi può essere celata la libertà, come qualche pena atroce.

Certamente, scegliere la porta nera, rappresenta, per l'uomo, il nuovo, l'ignoto, l'inesplorato.

Dovrebbe essere scelta, anche solo per un mero calcolo probabilistico. Infatti, scegliendo il fucile la morte è sicura, mentre, con la seconda scelta, le possibilità  di sopravvivenza, quantomeno salgono.

Ma la mente umana, che si ammanta pure di avere il dono della ragione, generalmente, non si muove in questa direzione.

Detesta il nuovo, il cambiamento, lo spostamento dalle proprie posizioni consolidate, belle o brutte che siano.

La sicurezza di non cambiare, di non dovere uscire dal proprio status di schemi mentali, arriva a farle preferire , anche una pessima soluzione, addirittura la peggiore che ci sia, pur di evitare il rischio, l'incognito.

Si crea una situazione paradossale, come paradossale è la nostra stessa mente, quando viene messa ad un bivio.

La soluzione che sceglie va spesso contro il nostro interesse, non perchè la mente non funzioni, ma il valore ed il potere decisionale, che le conferiamo su noi stessi, è spesso esagerato ed inappropriato.

Dobbiamo, quindi, affidarsi maggiormente ad una parte di noi, distinta da quella che indichiamo come mente razionale, o meglio, mente attiva.