ancora in viaggio

Continuando con le riflessioni dal precedente post su viaggi e vacanze, mi sono apparse altre associazioni mentali da proporvi.

Con la semplice domanda  "che cosa voglio che sia questa occasione di vacanza per me?" abbiamo visto come ci possa essere la possibilità di smontare alcune delle nostre abitudini ricorrenti, a subire o a creare realtà  non molto in sintonia, con le nostre aspirazioni e necessità  più vere.

Una semplice pausa, un distogliere o indirizzare la mente, verso situazioni o momenti di vita, un poco diversi dalla ripetitiva quotidianità , ci può aiutare ad essere più in sintonia con ciò di cui abbiamo bisogno, in questo caso nel periodo vacanziero.

La celebre frase di Marcel Proust, "il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare terre nuove, ma nell' avere nuovi occhi" può essere letta, a tal proposito, in più modi.

Pone l'accento sul fatto, che la dimensione del viaggio, spiritualmente e, di conseguenza, realmente, sia un estensione della nostra percezione, un applicazione di realtà nostre interiori.

In viaggio, certe volte sembriamo diversi dal nostro apparire usuale. Magari diventiamo più efficenti, quando dobbiamo programmare orari, coincidenze, mete. Oppure più aperti, più socievoli del solito, e disposti a mettere qualcosa a nudo di noi, che non avremmo osato nel nostro contesto sociale ordinario.

Ecco come il viaggio , attraverso le apparenti diversità  logistiche, nelle quali siamo immersi, ci possa porre, in realtà, in primo piano, aspetti della nostra vita che avevamo, magari, trascurato o non focalizzato, per varie ragioni.

Personalmente, nella maggior parte dei viaggi che ho fatto, ho trovato luoghi, mete e persone, alquanto diverse dallâ idea, positiva o negativa che fosse, che avevo fissata in mente, prima dell' impatto diretto.

Questo può sembrare ovvio, ma, estendendo il concetto alla nostra vita, diventa emblematico di come la nostra mente cristallizzi determinate idee, facendole passare per solide realtà  , fino a quando non vengono soppiantate da altre immagini, scaturite da un nuovo approccio alla realtà  stessa.

Riuscire a trovare dei nessi di questo tipo, ci può servire a trasformare il nostro viaggetto o super-tour in una esperienza, un po' diversa dalla usuale.

Ci può dare motivo di confronto, di riflessioni, che prolungano l'effetto del viaggio nel tempo, che diventa così qualcosa di diverso, dalla abitudinaria pausa estiva fine a se stessa.

 

...se incontri per strada il Buddha, non ucciderlo, ma prostrati ai suoi piedi...

 

Questa è l'esatto contrario della conosciuta frase "se incontri un Buddha per strada uccidilo!", che ho commentato su questo blog, un po' di giorni fa.

Sembra un incitamento a compiere un gesto opposto, a quello della frase precedente.

In un caso, si parla di negare ogni autorità  esistente, in questo caso identificata con Buddha, ma potrebbe riguardare qualsiasi altra divinità, o maestro a noi conosciuti. Nell' altra frase si parla, invece, di prostrarsi ai piedi, quindi eleggere a maestro, la figura dello stesso Buddha.

In entrambe le frasi vi sono rappresentate due situazioni estremamente decise: delle azioni.

Non sono mere contemplazioni o riflessioni, che potrebbero dare addito a incertezze o incomprensioni.Si tratta di due azioni assolute, pure.Eppure, sembrano così distanti fra di loro.

La frase che riguarda l'uccisione del Buddha, viene attribuita alla tradizione zen, poi ripresa da altri autori contemporanei (vedi l'altro articolo), mentre l'altra, a lei contrapposta, non ha una origine precisa, ma l'ho trovata, alcune volte, specialmente in discorsi e dialoghi di insegnanti e maestri illuminati.

Come colpisce molto, per la sua forza immaginifica, la frase interessata, altrettanto deciso risulta essere l'abbandono ai piedi del Buddha.

La mia riflessione percepisce, come nelle due affermazioni, apparentemente ostili fra di loro, vi   siano, ad un certo livello, una somiglianza, o, per meglio dire, dei valori condivisibili.

Nell''uccisione del Buddha, (ovviamente oltre all'evidente metafora) viene racchiuso il gesto, essenziale per l'essere umano di essere libero da tutto e da tutti. Di non avere persone o entità, alle quali demandare la nostra libera scelta, o la nostra consapevolezza.

 

In estrema sintesi, la libertà e l'autodeterminazione non possono essere regalati a nessuno, neppure a chi ci sembra essere enormemente sopra le nostre capacità e lignaggio.

 

L'abbandono ai piedi del Buddha sembra essere una rinuncia completa di noi stessi, un fidarsi ciecamente di un maestro o di una verità , ma, invece, io la percepisco come un darsi completamente all'esistenza, un vivere ciò che sentiamo appartenerci in modo completo, senza esitazioni.

 

In entrambe i casi, quindi, se superiamo un poco l'impatto volutamente forte delle raffigurazioni, troviamo validi motivi di riflessione sul nostro vivere o sentire di questo momento.

 

Anatre in volo

Un giorno un maestro di nome Ma-tsu con un suo monaco
passeggiavano, quando videro un gruppo di anatre in volo.
Ma-Tsu chiese al monaco di cosa si trattasse.
Lui gli rispose che erano anatre selvatiche in volo.
Il maestro gli chiese quindi dove fossero andate ed il monaco gli rispose che erano volate via.
A quel punto il maestro strinse forte il naso del monaco, chiedendogli quando mai se ne fossero andate.In quell'istante il monaco ebbe un importante illuminazione.

Spesso i racconti ed aneddoti zen sono brevi, ma pieni di significato, che va saputo cogliere.Credo possa colpire in chi si avvicina per le prime volte a questo genere letterario la essenzialità e, talvolta, la crudezza delle situazioni fra gli attori dei koan, il più delle volte identificati nelle figure di maestro e discepolo.

Quello che, tuttavia, ci interessa cogliere nel racconto, non sono descrizioni estetiche o riferimenti religiosi ad una scuola di pensiero, rispetto ad un altra, bensì il senso più profondo della storia che ci riporta, per strade, solo apparentemente diverse, al momento dell'illuminazione, o presa di coscienza che si voglia dell'essere umano, nei confronti della vita.

Come nella vita quotidiana si trovano persone o situazioni che risuonano maggiormente con noi stessi, così nella miriade, per esempio, di storie zen, possiamo trovarne alcune, immediatamente risonanti nel nostro profondo.

Le risposte fornite dal monaco al maestro sono tecnicamente giuste. Egli descrive di avere veduto un gruppo di anatre che, poi, si sono dileguate in altre zone. Perchè il maestro ha dunque questa reazione? In realtà, dal punto di vista zen, offre la possibilità  al monaco di andare oltre la mente razionale, che lo inchioda allâ apparente raffigurazione dei fatti. In realtà, le anatre in volo rappresentano i nostri pensieri selvaggi che, noi, non vediamo da dove, ma comunque arrivano, stazionano un certo tempo, più o meno lungo, nella nostra mente, e se ne vanno, tuttavia senza sparire. Rimangono nel flusso della mente. Spetta a noi distinguerli e dare loro il giusto valore.

 

vacanza o viaggio?

L' estate, per ovvi motivi metereologici, si identifica da sempre nella nostra cultura occidentale, come la stagione, per antonomasia, della vacanza, quindi del viaggio e del distacco temporaneo, dal nostro stile di vita abituale.

Progettare una vacanza, oppure un viaggetto, per quanto breve, richiede un impegno non indifferente, se ci pensiamo bene.

Dobbiamo prima localizzare le mete del viaggio, con chi andare, in quale periodo andare.Successivamente possiamo definire i particolari quali: tipo di viaggio, destinazioni, alloggio, alimentazione, ecc..( un vero lavoro che si aggiunge ad i nostri impegni abituali )

Se tutto questo diventa uno stress per noi, non sarebbe male riflettere un attimo su alcune impostazioni della nostra vita ( e quindi della nostra mente).

Che significato diamo al viaggio ed alla vacanza? Vogliamo veramente che diventino un momento di ricarica energetica personale?

Partendo da queste semplici domande, io credo, ci si possa focalizzare su quello che vogliamo o non vogliamo da una vacanza, ed inviare alla nostra mente tutti i files positivi che abbiamo incorporati, riguardo a situazioni di viaggio già  vissute da noi. Eventualmente, se pensiamo di non averne vissute di cose brillanti, ne possiamo creare di nuove, partendo da immagini, testimonianze e suggestioni, prese all'esterno di noi stessi.

Stabilire questo, ci può portare, attraverso l'affermazione positiva di nuovi valori e quindi di situazioni collegate a questi, a rimuovere progressivamente i circoli viziosi, nei quali le nostre vacanze perdevano la loro bellezza, per diventare, talvolta, occasioni di nuovi problemi, magari inediti per noi.

Certo, questo può rimanere un bel proposito, se non viene seguito da qualche azione concreta, che in questo caso, ritengo necessiti di una lavorazione più accentuata sulla mente, che non su sforzi o azioni fisiche.

Rilassarsi una giornata, magari nel periodo in cui la mente si affanna per pescare la vacanza ideale, può essere un idea utile, per farle cambiare direzione sotto qualche aspetto, che magari veniva dato per scontato, in precedenza.

Vado in gita con il tale amico o amica, sto veramente bene con lui o saranno più gli impedimenti che mi creeranno, che le gioie per la condivisione del viaggio?

Vado in quella meta particolare, perchè sarà un trofeo da esibire ad amici e conoscenti, o preferirei magari starmene tranquillo in campagna, magari ad un oretta da casa mia?

Devo risparmiare a tutti i costi e vado laddove mi portano i last minute, o posso scegliermi un bel luogo che mi attira magneticamente, magari accorciando la permanenza,e non trovarmi a sforare sulle mie possibilità  finanziarie?

..Sono semplici, concrete domande che ci possiamo fare per approcciare meglio le cose, possibilmente, migliorare la qualità  della nostra vita, in questo caso, delle nostre vacanze.

 

Può, chi pensa di potere

 

Può chi pensa di potere; non può chi pensa di non potere, questa è una verità indiscutibile e fondamentale. (Pablo Picasso)

 

Una frase forte, sintetica, sembra quasi tagliata con l'accetta, eppure porta una verità , effettivamente indispensabile per la nostra vita,della quale, però, ci dimentichiamo troppo spesso, oppure, in alcuni casi, non riconosciamo affatto come reale.

 

Quando troviamo persone, amici, o semplici conoscenti che, in qualche modo, risvegliano il senso di questa affermazione in noi non possiamo, dico, non possiamo, non riconoscere che è profondamente vera, è cioè l'essenza della nostra stessa vita.

 

Se possiamo potere, quindi diventiamo noi stessi potere; perchè esercitiamo questa nostra facoltà  raramente, o poche volte, solo quando costretti da necessità  brusche o pesanti della vita, senza costruire su questa verità  la nostra esistenza quotidiana?

 

Ora potrei rispondere con qualche affermazione un poco affettata del tipo dobbiamo essere piu consapevoli, più presenti a noi stessi, più in sintonia con il mondo, ecc..ma queste affermazioni, per quanto suggestive e sensate, rischiano di scorrere un po sulla pelle, se poi non troviamo il modo di concretizzarle, oppure ancorarle, usando un termine della nuova psicologia.

 

Ci sono molte strade per migliorare noi stessi e per sviluppare forza e talenti interiori ed esteriori e chi ha desiderio di lavorare su questi temi sa che le proposte in tale direzione non mancano, anzi, si rischia spesso di rimanere sopraffatti da una eccessiva offerta di risorse, che bombardano la nostra mente nelle più diverse direzioni.

 

Fondamentale per tutti, io creda sia il coraggio di fare il primo piccolo ma immenso passo verso il nuovo, provare anche solo per poco a staccare la spina a qualche vecchio file che riconosciamo noi stessi obsoleto, e a provare qualcosa di nuovo che ci viene proposto, con il quale sentiamo, ovviamente, una interazione positiva.

 

Proviamo, prima ancora di dire si a qualcosa, a dire di NO.

 

No ad una vecchia situazione, ad un lavoro, ad un rapporto, ad un modo di pensare o di parlare, al rapportarsi con gli altri.

 

E' molto difficile dire di no, soprattutto per chi è stato abituato ad annuire controvoglia per tutta la vita.

 

I primi no sembreranno delle bestemmie, si strozzeranno quasi in gola, ma saranno liberatori, una volta usciti, ovviamente quando saremo nella situazione adatta per farlo.

 

Ci potremmo rammaricare per avere aspettato tanto tempo, non era poi così difficile , dopo tutto...

 

Alcuni di noi, piu diplomatici, più schivi, o, semplicemente meno abituati a fare affermazioni forti e assolute temono il momento di stacco, di reazione che il no comporta.

 

E' come un esercizio, più lo facciamo, meglio ci riesce in seguito, fino a diventare un aspetto naturale nella nostra vita.

 

Non è un invito alla rivolta ma, semplicemente, un passo importante dal quale ricominciare e riconquistare la direzione della nostra vita.