Credi in coloro che cercano la verità . Dubita di coloro che la trovano.

Mi è passato, sotto gli occhi, questo forte aforisma di Andrè Gide, celebre scrittore ed intellettuale francese, del secolo scorso.

Leggo, talvolta, alcune frasi celebri,aforismi o asserzioni, anche di noti autori, che trovo un po' fine a sè stessi, relegati, magari, nell'ambito stretto di qualche particolare visione, o approccio filosofico.

In altri casi, l'ispirazione, probabilmente materializzata come maggiore stacco dalla mente razionale, in apertura al nuovo, all'illuminazione, al lampo di un momento, crea risultati migliori, e fissa momenti di verità, universalmente condivisibili.

Nella frase, presa in oggetto, sono , secondo me, sintetizzate più verità , racchiuse in poche parole.

Cogliere l'essenziale

Un discepolo chiese al suo maestro zen, chi fosse l'essere più illuminato, che conoscesse. Il maestro volse lo sguardo verso un campo lavorato e puntò il dito verso un contadino, che conduceva dei buoi. Il discepolo comprese!

Questo è un passaggio zen molto semplice, essenziale.

Non ci sono neppure parole, nelle quali perdersi, o tentare elucubrazioni mentali.

La risposta del maestro, come quella, appunto, di ogni vero maestro è secca, senza esitazioni.

Si può supporre che, dietro la domanda del discepolo, ci sia un velato desiderio di ricevere qualche informazione mirabolante, sorprendente, una rivelazione, riguardo ad un grande maestro o, un grande illuminato.

L'indicazione fornita dal maestro, invece, va in tutt'altra direzione.

Non ha bisogno neppure di sforzarsi di ricordare qualcosa, o pensare a qualcuno lontano, dalla scena presente.

Basta guardare davanti a sè, ed ecco trovata la risposta vivente, da porgere all'allievo.

L'uomo che compie l'azione, compie un gesto, semplice ed assoluto, allo stesso tempo, come l' atto di condurre un aratro.

Nell'assolutezza dell'azione, che vive esclusivamente nel presente, qui ed ora, viene racchiusa l'illuminazione, la vera presenza.

Non vi è niente di liturgico, cerimoniale o mentale in questo gesto essenziale.

Il maestro indica la prima visione attinente, che ha trovato davanti a sè, ma è solo un esempio, e ce ne  potrebbero essere un' infinità, dello stesso tipo.

L' illuminazione non è quindi qualcosa che riguarda l'esotico, o lo stupefacente, ma risiede in uno spazio di ordinarietà, costituito spesso da gesti comuni.

Esseri umani, esseri spirituali

 

"Noi non siamo esseri umani che vivono una esperienza spirituale. Noi siamo esseri spirituali che vivono una esperienza umana."

 Pierre Teilhard de Chardin

 Comincio da questa bella asserzione, da parte di un filosofo-scienziato del secolo scorso, per evidenziare come, in questa frase, così semplice in apparenza, sia sintetizzata una verità  molto importante, che non tutti riconoscono o inquadrano pienamente, nelle loro vite.

Riconoscersi e riconoscere in qualcosa di altro, oltre i limitati confini psico-fisici dell'essere umano, non è una fantasia o credenza religiosa o new-age che si voglia, ma quella scintilla che ci permette di scoprire nuovi aspetti di noi stessi, di migliorare anche sul piano materiale e fisico, di crescere, nel senso più ampio della parola.

Il desiderio di crescita complessiva dell'essere umano si accresce con i soddisfatti bisogni di base dello stesso, a dimostrazione che la sua esperienza non si può esaurire nei pur essenziali fabbisogni.

Provenendo da un esperienza formativa, conclusasi pochi giorni fa, con un celebrato guru della formazione personale, notavo come, in questo periodo storico, in modalità  molto maggiori, rispetto a periodi passati, vi sia un'offerta sensazionale di maestri, guru, insegnanti, coaches, trainers, e chi più ne ha, più ne metta, pronti ad diffondere cambiamenti  e modalità  nuove alle nostre vite. Certo, non tutto quello che viene offerto funziona per noi. Ci saranno vere guide, personaggi illuminanti, ma pure millantatori, improvvisatori, in varie sfumature.

Se siamo intimamente convinti di non essere solo pezzi di carne, a durata limitata nel tempo, automaticamente ci concediamo di accedere a quel livello superiore di vita, che sappiamo essere, da qualche parte, anche se, magari, ne abbiamo avuto solo qualche fugace assaggio.

Il desiderio di essere più di ora, ci spinge alla ricerca del nuovo, nelle sue forme più svariate. E'un processo importante che, ritengo, ogni uomo che desidera veramente scoprire se stesso debba , in qualche maniera, fare.

Se così non fosse, quella parte più elevata di tutti noi, per quanto presente e incancellabile in ognuno, rimarrebbe soffocata e non espressa, e questo sarebbe un vero crimine contro noi stessi.

Fare questo, però, comporta un prezzo.

Il prezzo può cambiare per ogni individuo. Può essere rinunciare alla tua visione delle cose, a cambiare abitudini, a riconoscere che hai molte più possibilità, di quante te ne sei attribuito fino ad ora, a volerti del bene.

Incidere su questi aspetti , spesso, è più duro che portare un macigno o essere presi a frustrate.

Chi lo prova, o lo ha già  provato, sa di cosa sto parlando. E' duro, quanto necessario. Ogni nostra conquista piccola o grossa, che abbiamo fatto, se ci pensiamo bene, proviene da questi momenti.

 

Chi non sa nascondere la propria saggezza è soltanto uno sciocco!

E' una frase di matrice orientale, della quale non conosco l'origine esatta.

Mi piace molto, perchè, nella sua secca essenza, racchiude uno, o forse, più elementi di importante riflessione.

Ognuno può trovare i propri riferimenti nella vita, quando pensa a personaggi autoritari, arroganti, oppure dispoticamente certi, che i loro pensieri e modus vivendi, corrispondano ad assolute certezze, da vendere come verità assolute, agli altri.

Sono certo, che ognuno di noi, avrà  incontrato qualche falso saggio, nella propria vita e, magari, gli avrà consegnato, in qualche caso, la propria preziosa fiducia o fede. Questo fa parte della vita.

In realtà , la presunta saggezza dei finti saggi non è, spesso, sbagliata in sè. Nei contenuti ci può essere qualcosa o molto di valido, per la propria vita, e per quella degli altri.

Il problema è il modo nel quale viene affermata, che, poi, ne porta ad un uso distorto.

Chi ha capito, profondamente, un messaggio, o è portavoce di una reale verità , non ha bisogno di urlare questo al mondo e, tantomeno, di adirarsi se qualcuno, anche solo parzialmente, mette in discussione o cerca di svilire, tale verità .

La consapevolezza di quello che si dice, o delle proprie azioni, conducono alla serenità , nei confronti dei giudizi altrui che, di certo, esaminiamo, ma non ci condizionano o fanno male, se cercano, in qualche modo, di attaccarci.

Un atteggiamento di difesa a spada tratta della propria supposta verità , può, spesso, celare in qualcuno una saggezza più apparente che reale.

 

Dopo il viaggio

Proseguendo con il discorso, riguardo ad i temi del viaggio, del precedente intervento sul blog, scrivo qualche riflessione, scaturita direttamente dal viaggio, che ho effettuato questa estate.

Avevo scelto una meta, per godermi un po' di mare, e non solo.

Ero già  stato in questo luogo alcune volte, negli anni passati, quindi in questo viaggio non era presente l'elemento "novità", ma potevo contare su una sufficiente conoscenza geografica e caratteriale del posto."

Nei primi giorni di soggiorno, avevo trovato il luogo più caotico, affollato e, complessivamente, disorganizzato, rispetto alle volte precedenti.

La mia mente , partendo da queste valutazioni, si spingeva nel farmi rilevare, come la mia scelta per quanto riguardava la meta scelta, il periodo e la sistemazione, non fosse stata molto felice, da parte mia.

Dandole pienamente ascolto, avrei finito per trascorrere una mediocre, se non addirittura pessima vacanza, rimuginando esclusivamente sugli aspetti negativi, o le difficoltà  incontrate.

Ovviamente, non si possono negare o ignorare gli aspetti non-positivi, incontrati, ma concentrarsi e credere a questi, ha il solo effetto di potenziarli, senza risolverli o superarli, minimamente.

I problemi ho cercato di affrontarli, ho visto certe bruttezze del posto, con occhi più distaccati, senza entrare troppo nel pathos, relativo alla situazione interessata e, con questo atteggiamento, le cose hanno preso una china, decisamente migliore.

Sembra che certi problemi si addensino in particolari giornate e, subito, cominciamo a parlare di sfortuna, di nostra inadeguatezza, di cause esterne che sopravanzano.

Ero in un albergo dove la stanza, che doveve essere fresca ed accogliente, era senza condizionatore ed, a tratti, senza ventilatori per blackout continui, che accadono nell'isola dove mi trovavo. La stanza era affollata da formiche in cerca di acqua e lâ'assistenza fornita era, in certi momenti, approssimativa.  I trasporti, a causa di tagli ed agitazioni sindacali, erano scarsi e superaffollati ed era difficile anche trovare auto e motorini, per la richiesta abnorme di questi.

Insomma, lasciandomi condizionare dalle valutazioni-impressioni della mente, sarei stato pienamente giustificato per classificare il tutto , come una vacanza di m..

Poi, progressivamente, ho pensato: guardare la realtà  con occhi nuovi, rispecchiare la nostra interiorità  nella realtà  esterna, diventare osservatori!

Questi potevano essere input, per affrontare la situazione in modo diverso, e così è stato!

I problemi si sono superati, con un atteggiamento meno critico e diffidente da parte mia.

La mia attenzione, soprattutto, si è spostata sugli aspetti belli del luogo, sui posti meno visitati, sulla comicità  di alcune situazioni di vita quotidiana, sul conoscere ed ascoltare gente, apparentemente ordinaria, che in realtà, comunicava molte cose.

Quindi, la mia concentrazione, per esempio sulla disorganizzazione ed il pressappochismo, imperante in quella zona, non avrebbe fatto altro che produrre rabbia ed insoddisfazione su me stesso, con l'effetto di sciupare alcuni bei giorni di estate.

Certo, durante i viaggi, essendo in luoghi non conosciuti ed ambienti, in certi casi, non favorevoli, è facile farsi coinvolgere in atteggiamenti e reazioni di questo tipo.

Questo è pienamente umano e, tutti, senza distinzioni, ne siamo sottoposti. La differenza la facciamo, poi, nel porsi in modo nuovo , ricercando input diversi in noi stessi. Io ne ho inserito qualcuno, da me conosciuto, ma ce ne sono sicuramente altri.